Nel caso di applicazione ritardata dei denti, il periodo di attesa può variare da 2 a 6 mesi, mentre nel caso di carico immediato il periodo di attesa dipende dal tempo di lavorazione del laboratorio odontotecnico, che può variare da alcune ore ad alcuni giorni.
Anche il numero di sedute varia da 3 a 6 circa.
Le cose si complicano in caso di scarsità di osso e di necessità di ricorrere agli innesti ossei. In questi casi, oltre ai tempi di guarigione degli impianti, occorre aggiungere i tempi di maturazione degli innesti.
La durata di un trattamento implantare e il numero di appuntamenti necessari non sono uguali per tutti i pazienti.
Il percorso dipende dal numero di denti da sostituire, dalla quantità e qualità dell’osso disponibile, dal numero di impianti, dalla necessità di estrazioni o procedure rigenerative, dal tipo di protesi prevista e dai tempi biologici di guarigione.
Per questo motivo è possibile definire con precisione il programma del trattamento solo dopo la visita diagnostica e la pianificazione.
La fase diagnostica
Prima dell’intervento possono essere necessari uno o più appuntamenti per:
- visita clinica;
- esami radiologici;
- fotografie e scansioni digitali;
- valutazione dell’occlusione;
- progettazione della futura protesi.
Nei casi più complessi questa fase è particolarmente importante, perché permette di pianificare la posizione degli impianti in funzione del risultato protesico finale.
L’intervento chirurgico
L’inserimento degli impianti viene generalmente effettuato in un unico appuntamento chirurgico per la zona programmata.
La durata dell’intervento varia in relazione alla complessità del caso. L’inserimento di un singolo impianto e una riabilitazione completa dell’arcata rappresentano, naturalmente, procedure molto diverse.
Anche la presenza di estrazioni, rigenerazione ossea o altre procedure associate può modificare i tempi dell’intervento.
Quando si possono avere denti fissi subito?
In alcuni pazienti è possibile applicare una protesi provvisoria fissa in tempi molto brevi dopo l’inserimento degli impianti.
Questa procedura viene definita carico immediato.
La possibilità di utilizzarla dipende però dalla stabilità degli impianti, dalla loro distribuzione, dalla qualità dell’osso e dalle condizioni cliniche complessive. Non deve quindi essere considerata una soluzione automaticamente applicabile a tutti.
Quando il carico immediato non è indicato, può essere necessario attendere una fase di guarigione prima di collegare la protesi agli impianti.
I tempi dell’osteointegrazione
Dopo l’inserimento degli impianti inizia il processo di osteointegrazione.
La guarigione biologica richiede tempo e può variare da paziente a paziente e da una zona anatomica all’altra.
Durante questa fase possono essere programmati controlli per verificare l’andamento della guarigione, le condizioni dei tessuti e, quando presente, il corretto funzionamento della protesi provvisoria.
È importante distinguere quindi tra tempo necessario per avere una protesi provvisoria e tempo biologico necessario alla maturazione dell’osteointegrazione: non sono necessariamente la stessa cosa.
Dalla protesi provvisoria alla protesi definitiva
Nelle riabilitazioni complesse la protesi provvisoria può avere anche una funzione diagnostica.
Durante il periodo di utilizzo è possibile verificare estetica, fonetica, funzione, comfort e distribuzione dei carichi prima di realizzare la protesi definitiva.
Per questo motivo non sempre ridurre al minimo il numero di appuntamenti rappresenta un vantaggio: alcune fasi servono a controllare e perfezionare il risultato.
Quanti appuntamenti sono necessari?
Non esiste un numero standard valido per tutti.
Un trattamento può comprendere appuntamenti dedicati a:
- diagnosi
- chirurgia
- controlli postoperatori
- eventuale protesi provvisoria
- verifiche durante la guarigione
- impronte o scansioni
- prove protesiche
- consegna della protesi definitiva
- controlli periodici
Nei casi più semplici il percorso può essere relativamente breve; nelle riabilitazioni complesse può richiedere più fasi.
Tempi rapidi sì, ma quando indicati
Le moderne procedure implantari permettono in alcuni casi di ridurre il numero di interventi e i tempi necessari per ottenere una riabilitazione fissa.
L’obiettivo, tuttavia, non dovrebbe essere ottenere il trattamento più veloce possibile, ma scegliere i tempi più appropriati per le condizioni biologiche e biomeccaniche del singolo paziente.
La velocità del trattamento non deve sostituire una corretta diagnosi, la stabilità degli impianti e un’adeguata pianificazione protesica.
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