A cosa serve l’osseodensificazione?

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L’osseodensificazione viene utilizzata soprattutto quando si desidera preservare e compattare l’osso durante la preparazione del sito implantare, invece di rimuoverlo esclusivamente con una tecnica sottrattiva convenzionale.

L’interesse principale riguarda i siti nei quali l’osso presenta una densità relativamente bassa e nei quali può essere più difficile ottenere una buona stabilità primaria dell’impianto.

Osso più compattoOsso a bassa densitàcorticale spessa, trabecole fittecorticale sottile, trabecole rade
Nel mascellare posteriore l’osso ha spesso una componente trabecolare più rappresentata e una corticale sottile: è qui che l’osseodensificazione è stata più studiata.

Gli studi sperimentali, compreso quello pubblicato da Paolo Trisi e collaboratori, hanno mostrato che in osso a bassa densità questa preparazione può aumentare il volume osseo attorno all’impianto e migliorare alcuni parametri biomeccanici rispetto alla preparazione convenzionale.

1. Migliorare la stabilità primaria in osso poco denso

Uno degli obiettivi principali è ottenere una stabilità meccanica iniziale adeguata.

Quando l’osso è poco denso, l’impianto può incontrare una minore resistenza durante l’inserimento. La preparazione densificante cerca di compattare parte dell’osso trabecolare verso le pareti dell’osteotomia, aumentando localmente la quantità di tessuto a contatto con l’impianto.

Questo può tradursi, in determinate condizioni, in valori maggiori di stabilità primaria rispetto alla preparazione convenzionale. Gli studi clinici e sperimentali disponibili sono incoraggianti, ma non dimostrano che questo vantaggio si traduca automaticamente in una migliore prognosi a lungo termine.

2. Preservare maggiormente l’osso durante la preparazione

Nella preparazione implantare tradizionale una parte dell’osso viene rimossa progressivamente con le frese.

L’osseodensificazione segue un principio differente: una parte del tessuto osseo viene ridistribuita e compattata lungo le pareti del sito.

Per questo viene descritta come una tecnica meno sottrattiva.

Il vantaggio potenziale è particolarmente interessante quando il volume disponibile è limitato e si desidera conservare il più possibile il tessuto presente.

3. Aumentare localmente la densità ossea intorno all’impianto

Nel lavoro sperimentale pubblicato nel 2016 da Trisi, Berardini, Falco e Podaliri Vulpiani, l’osseodensificazione è stata confrontata con la preparazione convenzionale in osso a bassa densità.

Dopo due mesi, il gruppo trattato con osseodensificazione mostrava un aumento significativo del volume osseo percentuale intorno agli impianti, insieme a migliori parametri di resistenza alla rimozione e minore micromovimento sotto carico laterale.

4. Gestire alcune creste ossee relativamente strette

In alcune situazioni l’osseodensificazione può determinare una espansione controllata della cresta mentre viene preparato il sito implantare.

Questo può essere utile in creste che presentano caratteristiche anatomiche compatibili con una deformazione controllata dell’osso.

Non significa però che possa sostituire qualsiasi procedura di rigenerazione.

Quando la cresta presenta un deficit importante, un difetto verticale o una morfologia sfavorevole, può essere necessario ricorrere a tecniche differenti.

5. Può aiutare nelle zone posteriori del mascellare superiore

Il settore posteriore del mascellare presenta spesso un osso relativamente poco denso.

È quindi una delle aree nelle quali il principio dell’osseodensificazione può risultare particolarmente interessante.

In casi selezionati alcuni protocolli vengono utilizzati anche in prossimità del pavimento del seno mascellare, con l’obiettivo di ottenere una preparazione conservativa del sito e, in determinate condizioni anatomiche, una modesta elevazione del pavimento sinusale.

Anche questa applicazione richiede una corretta diagnosi radiologica e non è indicata indistintamente in tutti i casi. Le revisioni della letteratura descrivono sia l’impiego nell’osso a bassa densità sia applicazioni in creste strette e nel mascellare posteriore, evidenziando però che le prove cliniche sono ancora eterogenee.

6. È utile per il carico immediato?

Può essere utile indirettamente.

Per valutare un carico immediato è importante ottenere una stabilità primaria adeguata. Se l’osseodensificazione migliora la stabilità iniziale in un determinato sito, questo elemento può entrare nella valutazione complessiva.

Ma non significa:

osseodensificazione = carico immediato.

La decisione dipende anche da numero e distribuzione degli impianti, biomeccanica, tipo di protesi, occlusione e condizioni cliniche del paziente.

7. Può evitare un innesto osseo?

In alcuni casi può contribuire a gestire un volume osseo limitato senza ricorrere a procedure più estese.

Ma sarebbe scorretto affermare che l’osseodensificazione “evita gli innesti”.

La possibilità di utilizzarla dipende dalla quantità di osso presente e soprattutto dal tipo di difetto.

Una ridotta densità ossea è un problema diverso da una vera carenza di volume osseo.

L’osseodensificazione può modificare localmente la densità e, in alcuni casi, la larghezza della cresta, ma non può creare arbitrariamente osso dove manca.

Quando può essere particolarmente interessante?

L’osseodensificazione può quindi essere presa in considerazione soprattutto quando sono presenti:

  • osso a bassa densità
  • necessità di migliorare la stabilità primaria
  • creste selezionate relativamente strette
  • necessità di preservare il tessuto osseo disponibile.

Non dovrebbe invece essere considerata una procedura standard da utilizzare automaticamente in ogni impianto.

La ricerca di Paolo Trisi

Uno dei primi studi sperimentali dedicati specificamente all’osseodensificazione è stato pubblicato nel 2016 da Paolo Trisi, Marco Berardini, Antonello Falco e Michele Podaliri Vulpiani.

Lo studio aveva come obiettivo valutare una nuova tecnica di preparazione del sito implantare finalizzata ad aumentare densità ossea, larghezza della cresta e stabilità dell’impianto in osso a bassa densità.

Questo lavoro è particolarmente rilevante per comprendere il principio dell’osseodensificazione perché analizzava direttamente parametri istologici e biomeccanici, anziché limitarsi alla sola osservazione clinica.

In sintesi

L’osseodensificazione serve principalmente a cercare di ottenere una preparazione implantare più conservativa e densificante, soprattutto nei siti caratterizzati da osso poco denso.

Può essere utile per migliorare alcuni parametri di stabilità primaria, preservare una maggiore quantità di osso e, in casi selezionati, favorire una modesta espansione della cresta.

Non è però una tecnica necessaria per tutti e non sostituisce automaticamente gli innesti ossei, non garantisce il carico immediato e non rende migliore qualunque trattamento implantare.

Riferimento bibliografico principale

Trisi P, Berardini M, Falco A, Podaliri Vulpiani M. New Osseodensification Implant Site Preparation Method to Increase Bone Density in Low-Density Bone: In Vivo Evaluation in Sheep. Implant Dent. 2016;25(1):24–31. DOI: 10.1097/ID.0000000000000358. PMID: 26584202.

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