Nella tecnica implantare convenzionale, il sito destinato a ricevere l’impianto viene generalmente preparato mediante una sequenza di frese di diametro progressivamente crescente.
Il concetto drill-less nasce da un approccio differente: cercare di ridurre in modo molto marcato, o in specifiche condizioni evitare, la preparazione preventiva dell’osso con le tradizionali sequenze di frese, affidando parte della preparazione del sito alla geometria stessa dell’impianto.
L’obiettivo non è semplicemente quello di “non usare le frese”, ma di studiare se sia possibile preservare una maggiore quantità di osso, ridurre la preparazione sottrattiva e ottenere contemporaneamente un’adeguata stabilità primaria.
Dalla preparazione convenzionale alla tecnica single-drill
Un passaggio importante nello sviluppo di questo concetto è stato lo studio pubblicato nel 2020 da Paolo Trisi, Antonello Falco e Marco Berardini.
Gli autori valutarono sperimentalmente un impianto conico autofilettante inserito in osso trabecolare utilizzando soltanto una fresa pilota di 1,8 mm, invece della tradizionale sequenza di frese necessaria per preparare completamente il sito implantare.
Per essere scientificamente precisi, questa tecnica deve essere definita single-drill, perché una preparazione pilota dell’osso era comunque presente.
Rappresentava però un passaggio verso il concetto di preparazione implantare estremamente ridotta.
La ricerca di Paolo Trisi sulla preparazione ridotta del sito
Lo studio del 2020 aveva l’obiettivo di verificare se una preparazione molto semplificata del sito associata a un particolare impianto conico potesse preservare maggiormente il volume osseo e influenzare favorevolmente la risposta dell’osso durante la guarigione.
Nel modello sperimentale furono inseriti impianti Expander 3,8 × 10 mm utilizzando nel gruppo test soltanto la fresa pilota da 1,8 mm. Gli autori analizzarono successivamente la risposta biologica e istologica dell’osso intorno agli impianti.
Il lavoro descrisse un fenomeno di corticalizzazione dell’osso peri-implantare durante la guarigione, da cui il titolo della pubblicazione.
È importante sottolineare che si trattava di uno studio pilota in vivo su modello animale. I risultati sono quindi rilevanti per lo studio dei meccanismi biologici e biomeccanici, ma non devono essere interpretati come dimostrazione che la tecnica produca automaticamente risultati clinici superiori nell’uomo.
Dal single-drill al concetto drill-less
Il passo successivo consiste nel progettare un impianto capace di partecipare direttamente alla creazione del proprio sito.
In un successivo sviluppo brevettuale che riporta Paolo Trisi come inventore, è descritto un impianto concepito per poter essere avvitato direttamente nell’osso senza una precedente perforazione convenzionale. La geometria comprende caratteristiche autoforanti e autofilettanti destinate a permettere all’impianto di penetrare progressivamente nell’osso durante la rotazione.
La forma conica è inoltre progettata affinché, durante l’avanzamento, il sito venga progressivamente ampliato con una contemporanea compattazione dell’osso circostante. In presenza di una corticale particolarmente resistente, la stessa documentazione tecnica prevede comunque la possibilità di realizzare un piccolo foro iniziale di guida.
Questo è il concetto che può essere definito più propriamente drill-less.
Perché ridurre l’uso delle frese?
La preparazione mediante frese è una tecnica consolidata e non deve essere considerata di per sé negativa.
L’interesse scientifico per una preparazione ridotta deriva invece dalla possibilità, in determinate condizioni, di:
- preservare una maggiore quantità dell’osso presente;
- ridurre la quantità di tessuto rimosso durante la preparazione;
- sfruttare la geometria implantare per ottenere stabilità primaria;
- compattare localmente osso trabecolare relativamente poco denso;
- semplificare alcuni passaggi della preparazione chirurgica.
Questi potenziali vantaggi devono comunque essere valutati nel contesto anatomico e biologico del singolo caso.
Drill-less e osseodensificazione sono la stessa cosa?
No.
È importante distinguere le due tecniche.
Nell’osseodensificazione, il sito viene comunque preparato utilizzando strumenti rotanti specifici che hanno l’obiettivo di compattare e ridistribuire parte dell’osso lungo le pareti dell’osteotomia.
Nel concetto drill-less, invece, si cerca di ridurre ulteriormente o evitare la preparazione convenzionale del sito sfruttando direttamente la macrogeometria dell’impianto, che partecipa alla penetrazione, all’espansione e alla preparazione dell’osso.
Entrambi gli approcci condividono l’interesse per la preservazione dell’osso e la stabilità primaria, ma utilizzano meccanismi differenti.
Perché la geometria dell’impianto è importante?
Quando viene ridotta la preparazione preventiva dell’osso, la forma dell’impianto assume un ruolo ancora più importante.
Conicità, profondità e disegno delle spire, capacità autofilettante e caratteristiche della porzione apicale determinano il modo in cui l’impianto interagisce meccanicamente con il tessuto.
Gli studi precedenti di Paolo Trisi e collaboratori hanno mostrato come anche la geometria delle spire implantari possa influenzare parametri quali stabilità, densità dell’osso peri-implantare e contatto osso-impianto.
Drill-less significa chirurgia senza trauma?
No.
“Drill-less” non significa assenza di chirurgia, assenza di trauma o trattamento senza rischi.
L’inserimento di un impianto resta una procedura chirurgica e produce comunque un’interazione meccanica con il tessuto osseo.
L’obiettivo è semmai studiare una modalità diversa di preparazione, potenzialmente più conservativa in casi selezionati.
Non sarebbe quindi corretto utilizzare il termine drill-less per promettere un intervento “non invasivo” o “indolore”.
È una tecnica utilizzabile in tutti i tipi di osso?
No.
L’anatomia e la densità dell’osso sono fondamentali.
Un osso trabecolare relativamente poco denso si comporta in maniera diversa da una corticale molto spessa e compatta. Proprio per questo anche il sistema descritto nel brevetto contempla la possibilità di una minima preparazione iniziale quando la corticale non consente la penetrazione diretta.
La tecnica deve quindi essere adattata alle caratteristiche del sito e non applicata automaticamente a ogni paziente.
Drill-less e stabilità primaria
Uno degli aspetti centrali è la stabilità primaria.
Riducendo il diametro dell'osteotomia rispetto al diametro finale dell’impianto, o facendo in modo che sia l’impianto stesso ad ampliare progressivamente il sito, può aumentare l’interazione meccanica tra impianto e osso.
Ma anche in questo caso “maggiore stabilità” non significa automaticamente “migliore risultato”.
Una compressione eccessiva dell’osso può essere biologicamente sfavorevole. L’obiettivo deve essere trovare un equilibrio tra stabilità meccanica iniziale e rispetto della vitalità del tessuto osseo.
La tecnica drill-less evita gli innesti ossei?
Non necessariamente.
Come abbiamo visto per l’osseodensificazione, occorre distinguere tra densità dell’osso e quantità di osso disponibile.
Una tecnica capace di espandere o compattare localmente l’osso può essere utile in alcuni siti, ma non può sostituire automaticamente una procedura rigenerativa quando esiste un vero deficit anatomico importante.
La decisione dipende sempre dal progetto implantare e protesico.
La tecnica drill-less è migliore dell’implantologia convenzionale?
Al momento non sarebbe scientificamente corretto affermarlo in termini generali.
Il lavoro del 2020 fornisce interessanti dati sperimentali sulla preparazione single-drill e sulla risposta dell’osso, mentre gli sviluppi successivi descrivono soluzioni implantari progettate per ridurre ulteriormente o eliminare la preparazione preventiva. Tuttavia servono evidenze cliniche adeguate prima di poter affermare una superiorità generale rispetto ai protocolli convenzionali.
La domanda corretta non è quindi:
“Drill-less è meglio?”
ma:
“In quali condizioni una preparazione ridotta del sito può offrire un vantaggio biologico o biomeccanico?”
In sintesi
L’implantologia drill-less rappresenta l’evoluzione di un concetto di preparazione sempre più conservativa del sito implantare.
La ricerca è passata dalla riduzione della sequenza di fresaggio a protocolli single-drill fino allo sviluppo di geometrie implantari pensate per partecipare direttamente alla preparazione e all’espansione del sito osseo.
Il possibile interesse riguarda soprattutto preservazione dell’osso, stabilità primaria e riduzione della preparazione sottrattiva, ma l’indicazione deve essere stabilita in funzione dell’anatomia e della qualità dell’osso.
Non è una tecnica universale e non deve essere presentata come una procedura priva di chirurgia o come garanzia di un risultato migliore.
Riferimenti bibliografici e documentali
Trisi P, Falco A, Berardini M. Single-drill implant induces bone corticalization during submerged healing: an in vivo pilot study. International Journal of Implant Dentistry. 2020;6:2. DOI: 10.1186/s40729-019-0198-y. PMID: 31938897.
Trisi P, Berardini M, Falco A, Podaliri Vulpiani M. Effect of Implant Thread Geometry on Secondary Stability, Bone Density, and Bone-to-Implant Contact: A Biomechanical and Histological Analysis. Implant Dent. 2015;24(4):384–391. DOI: 10.1097/ID.0000000000000269. PMID: 25939083.
Trisi P – Inventore. A dental implant implantable without a previous perforation of bone. La famiglia brevettuale descrive un impianto autoforante/autofilettante progettato per l'inserimento senza la tradizionale perforazione preventiva; la documentazione europea riporta la concessione EP4243724B1 nel 2025.