Un impianto non si caria, ma la gengiva che lo circonda può infiammarsi. Per questo, dopo la consegna dei denti fissi, comincia una parte del trattamento che dura quanto gli impianti: l’igiene di tutti i giorni a casa e i controlli periodici in studio.
Le linee guida europee raccomandano di pensare alla prevenzione già quando gli impianti vengono progettati e di continuarla per tutta la loro vita.
Perché gli impianti hanno bisogno di mantenimento
Intorno agli impianti si accumula la placca batterica, la stessa che intorno ai denti causa gengivite e parodontite. Se non viene rimossa, la gengiva intorno all’impianto si infiamma: è la mucosite. Col tempo l’infiammazione può raggiungere l’osso che sostiene l’impianto: è la peri-implantite.
Intorno a un impianto non c’è il legamento che unisce il dente all’osso, e i tessuti sono meno irrorati. Secondo la classificazione internazionale, la peri-implantite non curata fa perdere osso più in fretta della parodontite e tende ad accelerare nel tempo.
Un buon mantenimento non garantisce che non succeda nulla. Riduce però il rischio e permette di accorgersi presto dei problemi, quando sono più semplici da trattare.
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L’igiene a casa
La pulizia quotidiana è il primo strumento di prevenzione. Gli strumenti adatti dipendono dal tipo di protesi, dagli spazi tra i denti e dalla manualità di ciascuno. Per questo le istruzioni vanno date su misura e verificate in studio, chiedendo al paziente di mostrare come pulisce: è anche una raccomandazione delle linee guida europee.
Ai pazienti con impianti lo studio consiglia tre strumenti:
- Spazzolino elettrico, almeno una volta al giorno, con attenzione al punto in cui la gengiva incontra la protesi.
- Scovolini interdentali, della misura indicata in studio, per gli spazi tra i denti e tra gli impianti e, nelle protesi fisse su più impianti, per la parte che appoggia sulla gengiva.
- Idropulsore, il getto d’acqua che aiuta a pulire sotto la protesi e intorno agli impianti, insieme allo spazzolino e agli scovolini.
Il sanguinamento durante la pulizia non è un motivo per smettere di pulire: è un segnale da riferire allo studio.
Anche le abitudini contano. Smettere di fumare e tenere sotto controllo la glicemia, per chi ha il diabete, fanno parte della prevenzione. Chi digrigna o serra i denti, soprattutto di notte, deve dirlo: lo studio può consigliare un bite per proteggere la protesi.
Se pulire è difficile, per esempio per problemi alle mani o alla vista, va detto al dentista: la protesi e il programma dei controlli si possono adattare.
L’igiene nei primi giorni dopo l’intervento →
I controlli in studio
Nei primi mesi dopo la consegna della protesi si registrano i valori di partenza: la profondità misurata in più punti intorno a ogni impianto con una sottile sonda graduata, premendo leggermente, e, al termine dell’assestamento iniziale dell’osso, una radiografia di riferimento. Servono come confronto per i controlli successivi, per accorgersi presto di un cambiamento.
A ogni controllo:
- si misura di nuovo la profondità con la sonda, per vedere se la gengiva sanguina, se c’è pus e se la profondità è cambiata;
- si rimuovono placca e tartaro con strumenti adatti alle superfici degli impianti;
- si controllano la protesi, le viti e il modo in cui i denti si incontrano;
- se la profondità misurata con la sonda aumenta e c’è sanguinamento o pus, si fa una radiografia per controllare l’osso;
- si ripassano le istruzioni per l’igiene a casa.
Nelle protesi avvitate, quando lo ritiene utile, il dentista può svitare la protesi per pulirla a fondo e controllare i componenti.
Ogni quanto si fanno i controlli?
Non esiste un intervallo uguale per tutti: le linee guida europee raccomandano controlli regolari anche quando gli impianti sono sani, con una frequenza decisa in base al rischio di ciascuno.
Nello studio i richiami con l’igienista dipendono soprattutto dalla salute dei denti naturali rimasti: ogni 3 mesi per chi ha avuto la parodontite, ogni 6 mesi per chi non ha più denti naturali o non ha la parodontite. Se compaiono segni di infiammazione, i controlli si avvicinano.
Mucosite e peri-implantite: come riconoscerle
Sono le due malattie dei tessuti intorno agli impianti, già introdotte nel capitolo sui rischi.
Mucosite. Coinvolge solo la gengiva intorno all’impianto; l’osso non è coinvolto. Si riconosce dal sanguinamento quando si spazzola o quando il dentista misura con la sonda; a volte c’è pus e la gengiva è rossa o gonfia. Può guarire tornando a un buon controllo della placca.
Peri-implantite. Coinvolge la gengiva e l’osso che sostiene l’impianto. Ci sono sanguinamento e/o pus, la profondità misurata con la sonda aumenta rispetto ai controlli precedenti e la radiografia mostra osso perso oltre il normale assestamento iniziale. Serve una cura a tappe che punta a fermare la malattia: l’osso già perso non si recupera del tutto e solo in alcuni casi se ne può ricostruire una parte.
Si ritiene che la peri-implantite sia preceduta dalla mucosite, e che una mucosite possa evolvere in peri-implantite soprattutto in chi non fa controlli regolari. Per questo conviene trattarla subito, anche quando non dà fastidio.
Segnali da riferire allo studio:
- sanguinamento quando si pulisce;
- gengiva rossa, gonfia o dolente intorno a un impianto;
- pus o un sapore cattivo in bocca;
- gengiva che si ritira e lascia vedere parti metalliche;
- protesi che si muove, fa rumore o si è scheggiata;
- dolore quando si mastica.
Nelle prime fasi i disturbi possono essere lievi o mancare del tutto: per questo i controlli contano anche quando tutto sembra a posto.
Chi rischia di più
Secondo la classificazione internazionale, le prove più solide riguardano chi ha avuto una parodontite grave, chi pulisce poco e chi non fa controlli regolari. Per fumo e diabete il legame diretto con la peri-implantite è meno dimostrato, ma le linee guida europee del 2023 li considerano fattori di rischio: raccomandano di smettere di fumare, di tenere sotto controllo la glicemia e di valutare e gestire l’abitudine di digrignare i denti.
Se in bocca ci sono ancora denti naturali, anche la loro gengiva va curata e controllata: una parodontite non trattata aumenta il rischio per gli impianti.
Cosa fare se compare un problema
Se la gengiva sanguina o si gonfia, se esce pus, se c’è dolore o se la protesi si muove, è necessario chiamare lo studio senza aspettare il controllo successivo. Prima si interviene, più semplice è di solito la cura.
Mucosite. La cura si basa su una pulizia professionale accurata e su un’igiene di casa efficace. Dopo 2-3 mesi si ricontrolla: se sanguinamento o pus persistono, la cura si ripete e, se serve, si modifica la protesi per renderla più facile da pulire.
Peri-implantite. Le linee guida europee indicano un percorso a tappe:
- Prima una fase senza chirurgia: pulizia della superficie dell’impianto sotto la gengiva con strumenti specifici, istruzioni di igiene, controllo dei fattori di rischio e, se serve, pulizia o modifica della protesi per renderla più facile da pulire.
- Dopo un periodo di guarigione, una nuova valutazione. Se i tessuti sono guariti si passa ai controlli; se restano tasche (spazi più profondi del normale tra gengiva e impianto), sanguinamento o pus, si valuta un intervento chirurgico.
- La chirurgia serve a pulire a fondo e rimodellare i tessuti oppure, quando la forma del difetto lo permette, a ricostruire una parte dell’osso perso. Non è indicata se l’igiene di casa non è adeguata.
Le linee guida europee sconsigliano di aggiungere antibiotici per bocca: per la mucosite, nella fase senza chirurgia e insieme alla chirurgia. Quando l’osso perso è molto o l’infiammazione non si controlla, può essere necessario rimuovere l’impianto e rivalutare il caso, come spiegato nel capitolo sui rischi.
La cura può fermare la peri-implantite, ma la malattia può tornare. Per questo, dopo la cura, l’igiene di casa resta indispensabile e i controlli sono più ravvicinati: le linee guida suggeriscono ogni 3-4 mesi nel primo anno, poi una frequenza decisa caso per caso.
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I documenti da conservare
Alla fine del trattamento lo studio consegna un manuale con le stesse informazioni di questa guida. Conviene conservarlo insieme ai dati degli impianti (marca, modello, misure e lotto), al tipo di protesi e a una copia delle radiografie e dei valori di sondaggio registrati dopo la consegna: se mancano, si possono chiedere allo studio. Servono se un giorno un altro dentista, anche all’estero, deve controllare o riparare la protesi: con i dati di partenza può accorgersi prima di un peggioramento e procurarsi componenti compatibili.
In sintesi
- Gli impianti non si cariano, ma i tessuti intorno possono ammalarsi: igiene quotidiana e controlli regolari fanno parte della cura.
- Per pulire: spazzolino elettrico, scovolini e idropulsore, con misure e uso decisi in studio e verificati nel tempo.
- Richiami con l’igienista ogni 3 mesi per chi ha avuto la parodontite, ogni 6 mesi negli altri casi, più ravvicinati se compaiono problemi.
- Sanguinamento, gonfiore, pus o una protesi che si muove vanno riferiti subito allo studio.
- La mucosite può guarire con la pulizia; la peri-implantite richiede una cura a tappe e controlli ravvicinati, perché può tornare.
Riferimenti bibliografici essenziali
Herrera D, et al. Prevention and treatment of peri-implant diseases – The EFP S3 level clinical practice guideline. J Clin Periodontol. 2023;50 Suppl 26:4–76. DOI: 10.1111/jcpe.13823. PMID: 37271498. Le linee guida europee su prevenzione e cura della mucosite e della peri-implantite.
Berglundh T, Armitage G, et al. Peri-implant diseases and conditions: Consensus report of workgroup 4 of the 2017 World Workshop on the Classification of Periodontal and Peri-Implant Diseases and Conditions. J Clin Periodontol. 2018;45 Suppl 20:S286–S291. DOI: 10.1111/jcpe.12957. La classificazione internazionale: definizioni, andamento della malattia e fattori di rischio.