Cosa fare per il mantenimento degli impianti nel tempo?

Scritto e revisionato dal Dott. Paolo Trisi, direttore sanitario dello studio Smile Art Serenity

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Un impianto non si caria, ma la gengiva che lo circonda può infiammarsi. Per questo, dopo la consegna dei denti fissi, comincia una parte del trattamento che dura quanto gli impianti: l’igiene di tutti i giorni a casa e i controlli periodici in studio.

Le linee guida europee raccomandano di pensare alla prevenzione già quando gli impianti vengono progettati e di continuarla per tutta la loro vita.

A casa, ogni giornospazzolinoelettricoscovolinoidropulsorepulire anche sotto la protesiIn studio, richiami con l’igienistaChi ha avuto la parodontiteogni 3 mesiSenza parodontiteo senza denti naturaliogni 6 mesioggi36912 mesipiù ravvicinati se compaionosegni di infiammazioneA casa, ogni giornospazzolinoelettricoscovolinoidropulsorepulire anche sotto la protesiIn studio, richiami con l’igienistaChi ha avuto la parodontiteogni 3 mesiSenza parodontiteo senza denti naturaliogni 6 mesioggi36912 mesipiù ravvicinati se compaionosegni di infiammazione
Il mantenimento ha due parti: la pulizia di tutti i giorni a casa e i richiami con l’igienista, più ravvicinati per chi ha avuto la parodontite.

Perché gli impianti hanno bisogno di mantenimento

Intorno agli impianti si accumula la placca batterica, la stessa che intorno ai denti causa gengivite e parodontite. Se non viene rimossa, la gengiva intorno all’impianto si infiamma: è la mucosite. Col tempo l’infiammazione può raggiungere l’osso che sostiene l’impianto: è la peri-implantite.

Intorno a un impianto non c’è il legamento che unisce il dente all’osso, e i tessuti sono meno irrorati. Secondo la classificazione internazionale, la peri-implantite non curata fa perdere osso più in fretta della parodontite e tende ad accelerare nel tempo.

Un buon mantenimento non garantisce che non succeda nulla. Riduce però il rischio e permette di accorgersi presto dei problemi, quando sono più semplici da trattare.

Quanto dura un impianto e da cosa dipende →

L’igiene a casa

La pulizia quotidiana è il primo strumento di prevenzione. Gli strumenti adatti dipendono dal tipo di protesi, dagli spazi tra i denti e dalla manualità di ciascuno. Per questo le istruzioni vanno date su misura e verificate in studio, chiedendo al paziente di mostrare come pulisce: è anche una raccomandazione delle linee guida europee.

Ai pazienti con impianti lo studio consiglia tre strumenti:

  • Spazzolino elettrico, almeno una volta al giorno, con attenzione al punto in cui la gengiva incontra la protesi.
  • Scovolini interdentali, della misura indicata in studio, per gli spazi tra i denti e tra gli impianti e, nelle protesi fisse su più impianti, per la parte che appoggia sulla gengiva.
  • Idropulsore, il getto d’acqua che aiuta a pulire sotto la protesi e intorno agli impianti, insieme allo spazzolino e agli scovolini.
protesi fissa su impiantispazio da pulireidropulsorescovolinoscovolini e idropulsore puliscono sotto la protesi, intorno agli impiantiprotesi fissa su impiantispazio da pulireidropulsorescovolinoscovolini e idropulsore puliscono sottola protesi, intorno agli impianti
Sotto una protesi fissa resta uno spazio che lo spazzolino non raggiunge: si pulisce con gli scovolini e con il getto dell’idropulsore, come mostrato in studio.

Il sanguinamento durante la pulizia non è un motivo per smettere di pulire: è un segnale da riferire allo studio.

Anche le abitudini contano. Smettere di fumare e tenere sotto controllo la glicemia, per chi ha il diabete, fanno parte della prevenzione. Chi digrigna o serra i denti, soprattutto di notte, deve dirlo: lo studio può consigliare un bite per proteggere la protesi.

Se pulire è difficile, per esempio per problemi alle mani o alla vista, va detto al dentista: la protesi e il programma dei controlli si possono adattare.

L’igiene nei primi giorni dopo l’intervento →

I controlli in studio

Nei primi mesi dopo la consegna della protesi si registrano i valori di partenza: la profondità misurata in più punti intorno a ogni impianto con una sottile sonda graduata, premendo leggermente, e, al termine dell’assestamento iniziale dell’osso, una radiografia di riferimento. Servono come confronto per i controlli successivi, per accorgersi presto di un cambiamento.

A ogni controllo:

  • si misura di nuovo la profondità con la sonda, per vedere se la gengiva sanguina, se c’è pus e se la profondità è cambiata;
  • si rimuovono placca e tartaro con strumenti adatti alle superfici degli impianti;
  • si controllano la protesi, le viti e il modo in cui i denti si incontrano;
  • se la profondità misurata con la sonda aumenta e c’è sanguinamento o pus, si fa una radiografia per controllare l’osso;
  • si ripassano le istruzioni per l’igiene a casa.
Gengiva sanala sonda entra poco,nessun sanguinamentoGengiva infiammatala sonda entra di più e la gengivasanguina: serve una radiografiaGengiva sanala sonda entra poco,nessun sanguinamentoGengiva infiammatala sonda entra di più e la gengivasanguina: serve una radiografia
Con una sottile sonda graduata il dentista misura quanto è profondo lo spazio tra gengiva e impianto. Se la profondità aumenta rispetto ai controlli precedenti e c’è sanguinamento o pus, una radiografia mostra lo stato dell’osso.

Nelle protesi avvitate, quando lo ritiene utile, il dentista può svitare la protesi per pulirla a fondo e controllare i componenti.

Ogni quanto si fanno i controlli?

Non esiste un intervallo uguale per tutti: le linee guida europee raccomandano controlli regolari anche quando gli impianti sono sani, con una frequenza decisa in base al rischio di ciascuno.

Nello studio i richiami con l’igienista dipendono soprattutto dalla salute dei denti naturali rimasti: ogni 3 mesi per chi ha avuto la parodontite, ogni 6 mesi per chi non ha più denti naturali o non ha la parodontite. Se compaiono segni di infiammazione, i controlli si avvicinano.

Mucosite e peri-implantite: come riconoscerle

Sono le due malattie dei tessuti intorno agli impianti, già introdotte nel capitolo sui rischi.

Mucosite. Coinvolge solo la gengiva intorno all’impianto; l’osso non è coinvolto. Si riconosce dal sanguinamento quando si spazzola o quando il dentista misura con la sonda; a volte c’è pus e la gengiva è rossa o gonfia. Può guarire tornando a un buon controllo della placca.

Peri-implantite. Coinvolge la gengiva e l’osso che sostiene l’impianto. Ci sono sanguinamento e/o pus, la profondità misurata con la sonda aumenta rispetto ai controlli precedenti e la radiografia mostra osso perso oltre il normale assestamento iniziale. Serve una cura a tappe che punta a fermare la malattia: l’osso già perso non si recupera del tutto e solo in alcuni casi se ne può ricostruire una parte.

Impianto sanogengiva rosa e compatta,osso integroMucositegengiva infiammata chesanguina, osso integroPeri-implantitesanguinamento o puse perdita di ossoImpianto sanogengiva rosae compatta,osso integroMucositegengiva infiammatache sanguina,osso integroPeri-implantitesanguinamento o puse perdita di osso
Nella mucosite l’infiammazione riguarda solo la gengiva e può guarire con la pulizia. Nella peri-implantite si perde anche osso intorno all’impianto: la cura punta a fermare la malattia.

Si ritiene che la peri-implantite sia preceduta dalla mucosite, e che una mucosite possa evolvere in peri-implantite soprattutto in chi non fa controlli regolari. Per questo conviene trattarla subito, anche quando non dà fastidio.

Segnali da riferire allo studio:

  • sanguinamento quando si pulisce;
  • gengiva rossa, gonfia o dolente intorno a un impianto;
  • pus o un sapore cattivo in bocca;
  • gengiva che si ritira e lascia vedere parti metalliche;
  • protesi che si muove, fa rumore o si è scheggiata;
  • dolore quando si mastica.

Nelle prime fasi i disturbi possono essere lievi o mancare del tutto: per questo i controlli contano anche quando tutto sembra a posto.

Chi rischia di più

Secondo la classificazione internazionale, le prove più solide riguardano chi ha avuto una parodontite grave, chi pulisce poco e chi non fa controlli regolari. Per fumo e diabete il legame diretto con la peri-implantite è meno dimostrato, ma le linee guida europee del 2023 li considerano fattori di rischio: raccomandano di smettere di fumare, di tenere sotto controllo la glicemia e di valutare e gestire l’abitudine di digrignare i denti.

Se in bocca ci sono ancora denti naturali, anche la loro gengiva va curata e controllata: una parodontite non trattata aumenta il rischio per gli impianti.

Cosa fare se compare un problema

Se la gengiva sanguina o si gonfia, se esce pus, se c’è dolore o se la protesi si muove, è necessario chiamare lo studio senza aspettare il controllo successivo. Prima si interviene, più semplice è di solito la cura.

Mucosite. La cura si basa su una pulizia professionale accurata e su un’igiene di casa efficace. Dopo 2-3 mesi si ricontrolla: se sanguinamento o pus persistono, la cura si ripete e, se serve, si modifica la protesi per renderla più facile da pulire.

Peri-implantite. Le linee guida europee indicano un percorso a tappe:

  1. Prima una fase senza chirurgia: pulizia della superficie dell’impianto sotto la gengiva con strumenti specifici, istruzioni di igiene, controllo dei fattori di rischio e, se serve, pulizia o modifica della protesi per renderla più facile da pulire.
  2. Dopo un periodo di guarigione, una nuova valutazione. Se i tessuti sono guariti si passa ai controlli; se restano tasche (spazi più profondi del normale tra gengiva e impianto), sanguinamento o pus, si valuta un intervento chirurgico.
  3. La chirurgia serve a pulire a fondo e rimodellare i tessuti oppure, quando la forma del difetto lo permette, a ricostruire una parte dell’osso perso. Non è indicata se l’igiene di casa non è adeguata.

Le linee guida europee sconsigliano di aggiungere antibiotici per bocca: per la mucosite, nella fase senza chirurgia e insieme alla chirurgia. Quando l’osso perso è molto o l’infiammazione non si controlla, può essere necessario rimuovere l’impianto e rivalutare il caso, come spiegato nel capitolo sui rischi.

La cura può fermare la peri-implantite, ma la malattia può tornare. Per questo, dopo la cura, l’igiene di casa resta indispensabile e i controlli sono più ravvicinati: le linee guida suggeriscono ogni 3-4 mesi nel primo anno, poi una frequenza decisa caso per caso.

1. Cura senzachirurgiapulizia sotto la gengiva,igiene, fattori di rischio,protesi più facile da pulire2. Nuovavalutazionedopo la guarigioneTessuti guariticontrolli ravvicinati:ogni 3-4 mesinel primo annoRestano tasche,sanguinamento o pus3. chirurgia: pulizia erimodellamento o, dovepossibile, ricostruzione;poi controlli ravvicinatiguaritonon guaritoin tutte le fasi: igiene di casa accurata; antibiotici per bocca sconsigliati1. Cura senza chirurgiapulizia sotto la gengiva, igiene,fattori di rischio, protesi piùfacile da pulire2. Nuova valutazionedopo la guarigioneguaritononguaritoTessuti guariticontrolli ravvicinati:ogni 3-4 mesi nel primo annoRestano tasche,sanguinamento o pus3. chirurgia: pulizia erimodellamento o, dovepossibile, ricostruzione;poi controlli ravvicinatiin tutte le fasi: igiene di casa accurata;antibiotici per bocca sconsigliati
Il percorso di cura della peri-implantite indicato dalle linee guida europee: prima la cura senza chirurgia, poi una nuova valutazione; la chirurgia solo se i tessuti non sono guariti. In ogni caso seguono controlli ravvicinati.

Rischi e complicanze dell’implantologia →

I documenti da conservare

Alla fine del trattamento lo studio consegna un manuale con le stesse informazioni di questa guida. Conviene conservarlo insieme ai dati degli impianti (marca, modello, misure e lotto), al tipo di protesi e a una copia delle radiografie e dei valori di sondaggio registrati dopo la consegna: se mancano, si possono chiedere allo studio. Servono se un giorno un altro dentista, anche all’estero, deve controllare o riparare la protesi: con i dati di partenza può accorgersi prima di un peggioramento e procurarsi componenti compatibili.

In sintesi

  • Gli impianti non si cariano, ma i tessuti intorno possono ammalarsi: igiene quotidiana e controlli regolari fanno parte della cura.
  • Per pulire: spazzolino elettrico, scovolini e idropulsore, con misure e uso decisi in studio e verificati nel tempo.
  • Richiami con l’igienista ogni 3 mesi per chi ha avuto la parodontite, ogni 6 mesi negli altri casi, più ravvicinati se compaiono problemi.
  • Sanguinamento, gonfiore, pus o una protesi che si muove vanno riferiti subito allo studio.
  • La mucosite può guarire con la pulizia; la peri-implantite richiede una cura a tappe e controlli ravvicinati, perché può tornare.
Riferimenti bibliografici essenziali

Herrera D, et al. Prevention and treatment of peri-implant diseases – The EFP S3 level clinical practice guideline. J Clin Periodontol. 2023;50 Suppl 26:4–76. DOI: 10.1111/jcpe.13823. PMID: 37271498. Le linee guida europee su prevenzione e cura della mucosite e della peri-implantite.

Berglundh T, Armitage G, et al. Peri-implant diseases and conditions: Consensus report of workgroup 4 of the 2017 World Workshop on the Classification of Periodontal and Peri-Implant Diseases and Conditions. J Clin Periodontol. 2018;45 Suppl 20:S286–S291. DOI: 10.1111/jcpe.12957. La classificazione internazionale: definizioni, andamento della malattia e fattori di rischio.

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