Quando viene preparato il sito destinato a ricevere un impianto, la tecnica tradizionale utilizza frese che rimuovono progressivamente una parte dell’osso per creare l’osteotomia implantare.
L’osseodensificazione nasce invece dal concetto di cercare, in determinate condizioni, di preservare e compattare una maggiore quantità di osso intorno al sito implantare, anziché rimuoverlo esclusivamente con una preparazione sottrattiva.
L’obiettivo è ottenere una preparazione del sito che possa favorire una maggiore densità dell’osso immediatamente circostante e una buona stabilità meccanica iniziale dell’impianto, soprattutto nei siti caratterizzati da osso meno denso.
Non si tratta però di una tecnica necessaria o vantaggiosa in ogni situazione clinica.
Perché la densità dell’osso è importante?
Al momento dell’inserimento, l’impianto deve raggiungere una sufficiente stabilità primaria.
Questa stabilità è inizialmente di tipo meccanico ed è influenzata da diversi fattori, tra cui:
- quantità e qualità dell’osso;
- geometria dell’impianto;
- preparazione del sito implantare;
- diametro e lunghezza dell’impianto;
- caratteristiche anatomiche della zona.
Successivamente, durante la guarigione, la stabilità meccanica iniziale viene progressivamente accompagnata dal processo biologico di osteointegrazione.
Per questo stabilità primaria e osteointegrazione sono due concetti collegati, ma non equivalenti.
Come funziona l’osseodensificazione?
Nelle tecniche di osseodensificazione la preparazione dell’osteotomia viene eseguita cercando di compattare l’osso trabecolare verso le pareti del sito implantare.
A seconda del sistema utilizzato, possono essere impiegate frese con geometrie e modalità di rotazione specifiche oppure protocolli di preparazione che riducono la quantità di osso asportato.
Il principio è quindi diverso da una semplice preparazione convenzionale nella quale il tessuto osseo viene progressivamente rimosso.
Negli studi sperimentali l’osseodensificazione è stata associata, in particolare nell’osso a bassa densità, a modificazioni della densità peri-implantare e della stabilità primaria. Tuttavia questi risultati non devono essere interpretati come prova che la tecnica produca automaticamente una maggiore sopravvivenza implantare nel lungo periodo.
La ricerca di Paolo Trisi sull’osseodensificazione
Nel 2016 Paolo Trisi, Marco Berardini, Antonello Falco e Michele Podaliri Vulpiani pubblicarono uno studio sperimentale in vivo dedicato specificamente a una nuova modalità di preparazione implantare finalizzata ad aumentare la densità ossea nei siti caratterizzati da osso poco denso.
Lo studio confrontava una tecnica di osseodensificazione con una preparazione convenzionale, analizzando parametri biomeccanici e istologici.
Gli autori valutarono in particolare la possibilità che la preparazione densificante modificasse la quantità e la distribuzione dell’osso intorno all’impianto e influenzasse la stabilità dell’impianto durante la guarigione.
Questo lavoro è particolarmente pertinente perché collega direttamente tre aspetti fondamentali dell’implantologia:
- preparazione del sito
- densità ossea peri-implantare
- stabilità implantare.
Che cosa significa “osso a bassa densità”?
Non tutto l’osso delle mascelle presenta le stesse caratteristiche.
In alcune aree, soprattutto nel mascellare posteriore, l’osso può avere una componente trabecolare più rappresentata e una corticale relativamente sottile.
In queste condizioni ottenere una stabilità primaria adeguata può essere più complesso rispetto a un sito con osso più compatto.
Sono proprio questi i contesti nei quali le tecniche di osseodensificazione sono state maggiormente studiate.
Osseodensificazione significa comprimere molto l’osso?
Non dovrebbe essere interpretata così.
L’obiettivo non è esercitare la massima compressione possibile.
Anche l’osso è un tessuto biologico e un’eccessiva compressione può essere sfavorevole. La preparazione del sito deve quindi cercare un equilibrio tra stabilità meccanica iniziale e rispetto biologico del tessuto osseo.
La quantità di compressione ottenuta dipende dall’anatomia, dalla densità dell’osso, dalla geometria dell’impianto e dal protocollo utilizzato.
Osseodensificazione e stabilità primaria
Una delle ragioni principali per cui l’osseodensificazione viene studiata è la possibilità di aumentare la stabilità primaria dell’impianto.
Diversi studi sperimentali e clinici hanno riportato valori di torque di inserimento o di stabilità implantare superiori rispetto alla preparazione convenzionale in alcune condizioni.
Le evidenze più recenti, tuttavia, invitano a distinguere il miglioramento di alcuni parametri biomeccanici iniziali da un reale vantaggio clinico a lungo termine.
Le revisioni disponibili non dimostrano ancora in modo definitivo che l’osseodensificazione determini una maggiore sopravvivenza implantare o migliori risultati ossei nel lungo periodo rispetto alle tecniche convenzionali.
Osseodensificazione e carico immediato
Una buona stabilità primaria è uno degli elementi che vengono considerati quando si valuta la possibilità di applicare un carico immediato.
Questo non significa però che l’uso dell’osseodensificazione renda automaticamente possibile applicare denti fissi subito.
La decisione dipende anche da:
numero e distribuzione degli impianti, progetto protesico, condizioni anatomiche, occlusione e caratteristiche generali del paziente.
La tecnica chirurgica rappresenta quindi solo una parte della valutazione.
È possibile utilizzare l’osseodensificazione per espandere una cresta stretta?
In determinate condizioni la preparazione densificante può produrre anche una certa espansione laterale del sito osseo.
Questo principio è stato studiato soprattutto in creste con caratteristiche anatomiche compatibili con una deformazione controllata dell’osso.
Non significa però che l’osseodensificazione possa sostituire qualsiasi procedura di rigenerazione ossea.
Una cresta fortemente atrofica o con morfologia sfavorevole può richiedere strategie chirurgiche differenti.
Osseodensificazione e rialzo del seno mascellare
Alcuni protocolli di osseodensificazione sono stati utilizzati anche nel settore posteriore del mascellare superiore per ottenere una preparazione implantare associata a una elevazione controllata del pavimento del seno in casi selezionati.
Anche in questo caso indicazione e sicurezza dipendono dall’anatomia e dall’altezza dell’osso residuo e non possono essere generalizzate a tutti i pazienti. Le revisioni descrivono questa tra le possibili applicazioni della tecnica, insieme ai siti caratterizzati da ridotta densità ossea.
L’osseodensificazione è migliore della tecnica tradizionale?
Non esiste una risposta valida per tutti i casi.
Le evidenze disponibili suggeriscono che l’osseodensificazione possa essere utile soprattutto in alcune condizioni di bassa densità ossea e possa modificare favorevolmente determinati parametri di stabilità primaria.
Tuttavia, le revisioni più recenti sottolineano che non è ancora dimostrata una superiorità clinica generale nel lungo periodo rispetto alla preparazione convenzionale.
La scelta della tecnica deve quindi essere effettuata in base all’anatomia, alla densità dell’osso, al tipo di impianto e al progetto protesico.
In sintesi
L’osseodensificazione è una modalità di preparazione del sito implantare che mira a preservare e compattare l’osso intorno all’osteotomia, con particolare interesse nei siti caratterizzati da osso a bassa densità.
Può contribuire ad aumentare alcuni parametri di stabilità iniziale, ma non rappresenta una tecnica universalmente superiore né garantisce da sola l’osteointegrazione o il successo a lungo termine.
Riferimenti bibliografici selezionati
- Trisi P, Berardini M, Falco A, Podaliri Vulpiani M. New Osseodensification Implant Site Preparation Method to Increase Bone Density in Low-Density Bone: In Vivo Evaluation in Sheep. Implant Dent. 2016;25(1):24–31. DOI: 10.1097/ID.0000000000000358. PMID: 26584202.
- Elsayyad AA, Osman RB. Osseodensification in Implant Dentistry: A Critical Review of the Literature. Implant Dent. 2019. DOI: 10.1097/ID.0000000000000884. La revisione evidenziava il potenziale della tecnica ma anche la necessità di interpretare prudentemente le evidenze allora disponibili.
- Pereira JF, et al. Osseodensification: An Alternative to Conventional Osteotomy in Implant Site Preparation: A Systematic Review. J Clin Med. 2023;12:7046.
- Osseodensification versus conventional drilling in dental implantology: an umbrella review of systematic reviews and meta-analyses.